Guida alla separazione e al divorzio

Studio Legale Cardona Matrimonialista Torino

La separazione e il divorzio sono processi complessi che richiedono una pianificazione attenta e una consulenza legale adeguata. Il nostro studio legale offre una guida dettagliata per aiutarti a navigare nelle questioni legali e finanziarie che sorgono durante questi momenti delicati. Di seguito, affrontiamo i principali argomenti legati alla separazione e al divorzio.

I Presupposti per Richiedere l’Assegno di Mantenimento

L’assegno di mantenimento è destinato al coniuge che, al termine della convivenza matrimoniale, non dispone di mezzi adeguati per mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio. I presupposti per richiedere l’assegno di mantenimento includono la valutazione della disparità economica tra i coniugi e la durata del matrimonio. È fondamentale dimostrare la necessità di un supporto economico continuativo e giustificare l’incapacità di provvedere autonomamente alle proprie esigenze.

I Presupposti per Richiedere l’Assegno Divorzile

L’assegno divorzile, invece, è finalizzato a garantire l’autosufficienza economica del coniuge che ne fa richiesta dopo la cessazione del matrimonio. I presupposti per ottenerlo includono la durata del matrimonio, le condizioni economiche dei coniugi, l’età, lo stato di salute e la capacità lavorativa di ciascuno. La Corte di Cassazione ha più volte sottolineato che l’assegno divorzile non è un mezzo per mantenere il precedente tenore di vita, ma per garantire l’autonomia economica del richiedente.

Chiedere un’Unica Somma (Somma Una Tantum) al Posto dell’Assegno Divorzile

In alcuni casi, è possibile richiedere una somma una tantum al posto dell’assegno divorzile. Questa soluzione consente di liquidare in un’unica soluzione l’obbligo di mantenimento, evitando vincoli economici futuri tra i coniugi. La somma una tantum può essere vantaggiosa per entrambe le parti, in quanto permette di chiudere definitivamente ogni rapporto economico, ma richiede un accordo chiaro e ben documentato tra i coniugi.

Come Rivendicare Parte del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) dell’Altro Coniuge

Il coniuge economicamente più debole ha diritto a una quota del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dell’altro coniuge, maturato durante il matrimonio. Questo diritto sorge in caso di divorzio e può essere richiesto direttamente al datore di lavoro del coniuge obbligato. È fondamentale determinare la percentuale di TFR spettante, che generalmente corrisponde al 40% della somma maturata durante il matrimonio.

A Chi Spetta la Casa Coniugale?

La questione della casa coniugale è spesso una delle più delicate. La Riforma Cartabia non ha modificato la regola di base: la casa coniugale viene assegnata al genitore presso cui sono collocati i figli minori o non autosufficienti, al fine di garantire loro stabilità. Tuttavia, se non vi sono figli, la casa può essere assegnata al coniuge economicamente più debole, ma solo temporaneamente. Questo aspetto richiede una valutazione attenta delle circostanze specifiche di ogni caso.

L’Addebito della Separazione: Quando e a Chi Conviene Chiederla

L’addebito della separazione può essere richiesto quando la crisi coniugale è imputabile esclusivamente a comportamenti gravi di uno dei coniugi, come infedeltà o abbandono del tetto coniugale. Ottenere l’addebito significa poter escludere il coniuge colpevole dal diritto di richiedere l’assegno di mantenimento. Tuttavia, è una procedura complessa e delicata, che richiede prove concrete e potrebbe allungare i tempi della separazione. È importante valutare attentamente se procedere in questa direzione.

“Separarsi in Poche Settimane”: Le Procedure Più Veloci per Separarsi e Divorziare

La negoziazione assistita è uno strumento introdotto per accelerare le procedure di separazione e divorzio. Consente ai coniugi di raggiungere un accordo con l’assistenza dei propri avvocati divorzisti senza dover passare dal giudice. Questa procedura, se ben gestita, può concludersi in poche settimane, offrendo una soluzione rapida e meno conflittuale rispetto ai procedimenti tradizionali.

Le Procedure Urgenti di Tutela in Caso di Violenza con la Riforma Cartabia

La Riforma Cartabia ha introdotto misure urgenti di tutela per le vittime di violenza domestica, in linea con il Codice Rosso. Queste procedure permettono di ottenere provvedimenti cautelari immediati, come l’allontanamento del coniuge violento dalla casa coniugale, per proteggere la vittima e i figli. È essenziale agire prontamente e rivolgersi a un avvocato esperto per avviare queste procedure.

“Strategie”: Le “Buone Condotte” per Separarsi o Divorziare senza Farsi Troppo Male

Affrontare una separazione o un divorzio con atteggiamento collaborativo è spesso la strategia migliore per minimizzare i conflitti e proteggere gli interessi di tutte le parti coinvolte, soprattutto quando ci sono figli. Mantenere una comunicazione aperta, evitare provocazioni e cercare soluzioni consensuali possono fare la differenza nel raggiungere un accordo equo e sostenibile.

Quando Uno dei Due Coniugi non Vuole Separarsi: Cosa Fare?

Se uno dei coniugi non vuole separarsi, l’altro può comunque avviare il procedimento di separazione giudiziale. In questo caso, il giudice valuterà le ragioni della richiesta e potrà pronunciare la separazione anche contro la volontà del coniuge contrario. È una situazione delicata che richiede una strategia legale mirata per evitare inutili lungaggini.

Come Si Comincia una Separazione? Prontuario di Pronto Soccorso

Il primo passo per avviare una separazione è consultare un avvocato matrimonialista per valutare la situazione e predisporre la documentazione necessaria. È fondamentale raccogliere prove e informazioni economiche per prepararsi a discutere le condizioni della separazione, come l’affidamento dei figli, l’assegnazione della casa coniugale e i contributi economici.

Come Tutelare il Proprio Patrimonio in Caso di Separazione e Divorzio

Proteggere il proprio patrimonio durante una separazione o un divorzio richiede una pianificazione preventiva. È consigliabile valutare la situazione patrimoniale con un avvocato e, se possibile, stipulare un accordo patrimoniale con il coniuge. La separazione dei beni o l’affidamento fiduciario di beni specifici possono essere soluzioni efficaci per tutelare gli interessi di entrambe le parti.

Separazione della Convivenza: Quando è Opportuno Formalizzarla

Anche le coppie conviventi possono decidere di formalizzare la loro separazione, soprattutto se hanno acquistato beni in comune o se ci sono figli. Formalizzare la separazione permette di regolare le questioni patrimoniali e stabilire i diritti di ciascuna parte, evitando conflitti futuri.

Conclusioni

La separazione e il divorzio sono momenti di grande cambiamento e stress. Con il supporto legale adeguato, è possibile affrontarli con maggiore serenità e sicurezza, proteggendo i propri diritti e interessi. Lo studio legale Cardona è al tuo fianco per offrirti consulenza e assistenza in ogni fase del procedimento, garantendo un approccio personalizzato e attento alle tue esigenze.

La casa dei Roses: l’oggetto conteso

Separazione casa coniugale torino

tratto da: La casa dei Roses: l’oggetto conteso i Corsivi di Virginia

In Italia un’elevata percentuale di famiglie vive in una casa di proprietà. La casa tradizionalmente per noi è un bene fondamentale sul quale investire a tutela della famiglia e delle generazioni successive.

Secondo l’Osservatorio Nazionale “Casa Doxa” per 4 italiani su 10 la propria abitazione è un rifugio sicuro dal mondo esterno che protegge e conforta e, riporta ancora l’inchiesta, che il 54% delle persone vorrebbe aiutare figli e nipoti ad acquistarla perché l’immobile di proprietà resta la pietra angolare della sicurezza economica.

La casa è il luogo dove gestiamo la nostra famiglia, in cui rientriamo ogni giorno a sera dopo il lavoro e dove vogliamo sentirci bene con i nostri famigliari. La casa nel nostro Paese è uno degli acquisti più importanti di una coppia per iniziare la vita insieme. L’abitazione può essere proprietà di entrambi i coniugi oppure di uno solo dei due o, terza via, essere una casa di famiglia che viene ceduta alla coppia da una delle due famiglie in comodato d’uso.

Cosa succede quando una coppia si separa, quando un matrimonio finisce?. Quali sono le infinite sfumature giuridiche di rivendicazione ovvero cosa ci indicano le norme che disciplinano l’utilizzo, il possesso, il diritto di abitazione e di successione in regime di comunione o separazione e ancora altro?. Ci rivolgiamo, senza affilare troppo i denti, al Dott. Maurizio Cardona, Avvocato Cassazionista e specializzato in diritto di famiglia e matrimonialista e Presidente di DiAction (Associazione Divorzisti italiani) con sede a Torino.

Avv. Cardona alla luce di tutte le sue esperienze come Avvocato matrimonialista, cosa rappresenta e come definisce la casa coniugale in termini umani non solo di diritto?

“Beh, la casa coniugale è probabilmente l’habitat più importante della nostra vita. Il luogo dove vivono i nostri figli, dove immaginiamo di essere famiglia, dove immaginiamo la vita che prende forma, è forma della nostra identità.
La Cassazione la definisce il luogo che designa l’habitat domestico inteso come il fulcro degli affetti, degli interessi, delle abitudini, degli incontri e dello svolgimento delle attività quotidiane di una famiglia. È la casa che ci ricorda continuamente chi siamo e chi siamo stati. Ci sono oggetti che ci rimandano immediatamente a quel luogo, a quel momento. La casa è una sensazione, uno stato d’animo, la storia delle nostre vite. Della casa ti ricordi tutto. Un divano, una cucina, quel quadro che è sempre li davanti a te quando entri. È casa tua. E’ lo spazio e il tempo dei nostri ricordi.
Oggi è anche il nostro luogo di lavoro, lo spazio nel quale viviamo maggiormente la nostra vita, il luogo delle nostre abitudini.
La casa è sempre presente nell’immaginario collettivo degli italiani, un punto fermo. La stessa Costituzione ne parla all’art. 47 considerando la casa come una necessità e quasi come una sorta di diritto, un diritto all’abitazione.
Sul piano sociale la casa rappresenta ancora uno status. In Italia lo sanno tutti, è ancora l’investimento preferito degli italiani. È ancora il  bene rifugio che porta milioni di italiani a ritenere la casa come un bene “sicuro”, un bene che viene ritenuto in grado di preservare nel tempo il suo valore.
Ma la casa è molto di più di un investimento.
A volte è un punto di arrivò ma forse può essere considerato ancor più un punto di partenza, il luogo degli affetti, il luogo della nostra storia, dove tutto comincia e ritorna.”


Cosa dice la legge sul punto di chi spetta la casa familiare in caso di separazione?

“Proprio per l’importanza che diamo alla casa quando si tratta di affrontare una separazione questa è spesso oggetto di dispute importanti.
Tranne qualche eccezione nessuno vorrebbe rinunciare alla propria casa familiare. Certo qualche volta quando quel luogo è motivo di tristi ricordi allora quel luogo lo si vorrebbe addirittura abbandonare, perchè anche alla casa si può associare l’idea della prigione.
In generale però l’idea di dover lasciare la casa nella quale dove abbiamo riposto tutti i nostri sogni, dove abbiamo investito tutti i nostri soldi e magari anche quelli dei genitori è difficile da accettare.
Quando si affronta una separazione due sono i punti maggiormente controversi quelli che fanno più paura e su cui ciascuno è pronto a battersi di più: la paura di perdere i figli e anche la paura di dovere lasciare la casa.
A volte l’idea di dover lasciare la casa e i figli è anche superiore alla paura di dover far fronte all’assegno di mantenimento. Forse è bene ricordarlo ma per “casa familiare” si deve intendere solo quella dove la famiglia viveva prima della separazione e non può riferirsi invece ad altri immobili come, ad esempio, la seconda casa, al mare o in montagna. Il diritto di abitazione collegato all’assegnazione ha dunque ragione d’essere solo nell’immobile ove, prima della separazione, i figli vivevano.
Diciamolo subito. La legge non dice esplicitamente come dipanare tutti i possibili problemi. La legge ci dice soltanto che la casa può essere assegnata dal giudice ad uno dei due genitori che normalmente è quello che ha con i figli una relazione di maggior cura o che passa più tempo con loro. Parliamo dunque di un provvedimento che viene emesso a favore del genitore collocatario dei figli e con l’intento di tutelarli da un trasferimento e un cambiamento che verrebbe a pesare sugli stessi già provati dalla separazione di mamma e papà.
Se i figli staranno prevalentemente con un genitore ecco che l’assegnazione della casa diventa pertanto un passaggio consequenziale pressoché automatico anche se occorre sempre una richiesta.”


Quindi sono quasi sempre i padri che devono fare le valigie?


Prevalentemente si!!. Poiché nella quasi totalità dei casi la giurisprudenza individua nella madre la figura di riferimento principale va da sé che anche la casa venga assegnata quasi sempre alla madre. Ma qui dobbiamo essere chiari. Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli, a che questi possano continuare a vivere dove hanno sempre vissuto e fargli evitare ulteriori traumi che potrebbero derivargli dal cambio di casa e di abitudini.
Si tratta pertanto di un istituto finalizzato alla loro tutela, benché il destinatario della assegnazione sia un genitore. L’assegnazione della casa familiare spetta dunque al genitore collocatario prevalente dei figli minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti o portatori di handicap grave.
È il mantenimento del legame con le loro consuetudini e relazioni sociali collegate a quel luogo che si vuole tutelare.
Qualche volta questo viene percepito come un privilegio a vantaggio della ex come se fosse l’ex l’obiettivo della tutela giuridica. Ma la legge in realtà dice che il giudice provvede sul punto tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Certo il fatto di poter usufruire della casa familiare è un vantaggio di cui anche in caso di mantenimento bisogna tener conto ma sono i figli che il legislatore ha voluto tutelare.
Come abbiamo detto e come è facile intuire, è su questo tema che si consumano le maggiori paure ma anche i più grandi scontri coniugali in caso di separazione.
Le domande sono sempre le stesse. “Avvocato come posso separarmi realmente lasciando i miei figli?”. Quelle dei padri: “Quando li vedrò? E dove andrò a stare?.”


“L’assegnazione quanto dura”?. “Ma la casa rimane mia o anche mia”?. Devo lasciare la casa coniugale e continuare a pagare il mutuo”?


Ecco appunto, il mutuo chi lo paga?-
Immaginiamo una situazione nella quale entrambi siano comproprietari al 50% e con un mutuo condiviso. In tali casi si fa fatica ad accettare l’idea di dover lasciare la casa magari per almeno 20 anni e di dover continuare a pagare il mutuo. L’assegnazione non attribuisce il diritto di proprietà – che invece resta dei legittimi proprietari o comproprietari – ma garantisce il diritto di potervi abitare con i figli almeno fino a quando non saranno autosufficienti o non saranno andati via di casa. E questo vale anche per i conviventi con figli.
Questo è un punto nodale che rischia di non essere ben compreso e accettato e che il più delle volte mantiene vivo il conflitto negli anni anche quando la vicenda giudiziaria è ormai chiusa. C’è anche chi si sforza di ricercare altre soluzioni proprio per stemperare il conflitto ma è non mai facile. Di fronte a tutto questo molte persone decidono di soprassedere e di rinunciare a separarsi. Non ce la possono fare ad affrontare tutto questo fardello.
Vero è che nella maggior parte dei casi la casa è assegnata alla madre. Questi sono i fatti. Le ragioni storiche e culturali le immaginiamo evidentemente tutti ma in epoca che pone al centro l’idea di uguaglianza ogni storia dovrebbe trovare una soluzione personalizzata perché gli automatismi spesso non risolvono nulla.
Qual’è la durata dell’assegnazione della casa coniugale?. L’assegnazione non è un diritto a vita e certamente viene meno quando l’assegnatario cessi di vivere nella casa o di viverci stabilmente, ma in particolare quando viene meno il collegamento con i figli e in particolare quando vanno via di casa o quando diventano autosufficienti.
I figli devono poter beneficiare della casa fintanto che sono minorenni e avranno diritto al mantenimento o ancora quando sono già maggiorenni ma non ancora autosufficienti.
Anche qui le questioni oggetto di lite sono molteplici. Basti pensare al figlio ormai grande che non studia o non si attiva adeguatamente per trovare un lavoro.
Se un ragazzo è iscritto all’università è evidente che debba poter contare sul sostegno dei genitori e sulla casa ma è altrettanto evidente che questo diritto debba venir meno se parliamo di un figlio non diligente e non meritevole di questo aiuto, come avviene nel caso in cui desse solo un esame all’anno o non ne desse affatto.
Così avverrebbe anche nell’ipotesi in cui abbia smesso di studiare e non sia dia da fare per cercare un lavoro. Su questo la Cassazione è stata molto chiara: si perde il diritto al mantenimento. Dopo i trent’anni si presume infatti che il suo stato di disoccupazione sia dovuto a inerzia e non già ad assenza di occasioni, ragion per cui, raggiunti i 30 anni, egli perderebbe definitivamente il mantenimento.
In alcuni casi potrebbe bastare un contratto di lavoro a tempo determinato, se di apprezzabile durata, e con una retribuzione è adeguata.
In questi l’assegnazione della casa viene meno così come quando l’ex coniuge va a vivere stabilmente altrove.”


E cosa avviene Avv. Cardona quando l’assegnatario convive nella casa coniugale con un nuovo compagno? Perde il diritto alla casa?


Contrariamente a quello che si potrebbe pensare invece quando l’ex coniuge vive stabilmente con un altro compagno nella casa coniugale, non perde il diritto all’assegnazione della casa familiare proprio perché l’assegnazione è un provvedimento a favore dei figli e non dell’ex coniuge o convivente. Il proprietario non assegnatario non è legittimato a domandare una indennità di occupazione al convivente more uxorio del coniuge assegnatario della casa.”


È quindi possibile che un nuovo compagno si trasferisca nella ex casa coniugale con i figli anche se la proprietà fosse dell’ex marito che ormai vive da un’altra parte?


Si, proprio così. Vero è che tale fatto se non incide sul diritto all’assegnazione della casa potrebbe invece incidere sul diritto a percepire l’assegno di mantenimento o sull’assegno divorzile o sulla quantificazione degli stessi.”


Ma allora quale soluzioni si possono trovare per individuare soluzioni condivise che non siano troppo gravose?


Non esistono soluzioni precostituite. La verità è che se ci si vuole separare e la casa è solo una bisogna avere la forza di confrontarsi seriamente su tutte le possibili soluzioni che si potrebbero ragionevolmente trovare pensando evidentemente al bene dei figli.
Bisogna certamente considerare anche le condizioni patrimoniali delle parti e l’età dei figli. L’assegnazione della casa è un diritto ed è una possibilità se sussistono certe condizioni ma questo non esclude, qualora ce ne siano le possibilità, di concordare soluzioni alternative che dovrebbe comunque tenere in considerazione sempre l’interesse dei figli. Il problema principale è quello di riuscire a parlarsi e ad avere un confronto civile anche quando si sta vivendo un momento complicato.
Il problema sta proprio qui. Mettere insieme gli aspetti pratici di una separazione che dovrebbe avere tempi e confini precisi collegati alla vita quotidiana di ciascun componente della famiglia, con quelli legati alla interiorità e alla necessità di elaborazione della sofferenza. Ognuno di questi aspetti viaggia per conto proprio e ha bisogno dei suoi tempi.”

Ma è anche possibile dividere la casa coniugale tra entrambi i coniugi o ex conviventi? Se c’è una casa grande non è prevista un’assegnazione di una sola parte della casa?


In caso di separazione, nell’interesse primario dei figli, è possibile anche l’assegnazione parziale della casa familiare qualora tra i due coniugi sussista una scarsa conflittualità o nel caso in cui l’unità abitativa sia del tutto autonoma o sia comunque agevolmente divisibile.
Cosa succede invece quando la casa è di famiglia, cioè che appartiene ai suoceri?.
Se è concessa in comodato per le esigenze abitative del figlio e del suo nucleo familiare e non vi è un termine di scadenza, l’assegnazione della casa prevale sul diritto alla restituzione a meno non vi siano esigenze impreviste e urgenti. I suoceri quindi, in tali casi, non potranno pretendere la restituzione della casa che sia stata evidentemente assegnata alla ex moglie o compagna del figlio.
Secondo la Cassazione il comodante deve, quindi, concedere l’immobile anche dopo l’eventuale separazione, a meno che non intervenga un suo urgente e imprevisto bisogno. La tutela dei figli prevale sempre anche rispetto alle ragioni della proprietà.”

Virginia Sanchesi

https://www.torinoggi.it/2023/04/30/leggi-notizia/argomenti/i-corsivi-di-virginia/articolo/la-casa-dei-roses-loggetto-conteso.html